








Stick It - Sfida e conquista
Questa sera ho visto questo film, mi è piaciuto tantissimo.
Non è Ragazze nel pallone il film per cui verrà ricordata Kirsten Dunst, e su questo non c'è alcun dubbio. Lo tiriamo in ballo perché è stato il primo lungometraggio scritto da Jessica Bendinger, che ha firmato, assieme ad altri sceneggiatori, anche i copioni di Aquamarine e The Truth about Charlie.
Stick It è, di primo acchito, uno di quei film ostentatamente giovanilistici che, nei casi migliori, passa del tutto inosservato; nei peggiori può provocare itterizia e cardiopatia (specie ai fan di Jeff Bridges: misteri del casting). Haley, la ragazza ribelle, fa le corna e qualcuno vuole illuderci che il mondo sta cambiando. Perché in Stick It, candidamente, la ribellione viene fraintesa con l'inversione dell'identità sessuale, nel momento in cui una ragazza si traveste da maschio e alla ginnastica artistica preferisce gli sport estremi, esibendosi in circonvoluzioni impossibili degne dei film di Tsui Hark, ma con la bicicletta, e al ritmo di black music. Insomma, Haley è una di quelle tipine che giocano a fare le dure che solo un pubblico ancora adolescente può prendere sul serio. Senza contare che il film è schematico come tutti i film su cui la Disney appone il suo marchio.
Stick It ha però dalla sua alcune trovate (chiamarle idee sarebbe troppo) interessanti: innanzitutto il mondo della ginnastica artistica, abbastanza inedito in ambito cinematografico. Un mondo che viene raccontato in tutta la sua complessità, rigidità, ma anche nel duro lavoro e negli sforzi tremendi che sono dietro ad ogni elegante movimento degli atleti. Uno sport pieno di regole da osservare e sottoposto, in sede di gara, a severissime valutazioni: i giudici, asserragliati dietro a un regolamento di ferro, non ammettono sbagli né cedimenti, l'individualità e l'iniziativa delle singole atlete sono tenute in poco conto, per privilegiare invece la "perfezione" del gesto e del movimento.
Un mondo, insomma, così schematico che la schematicità del film, in qualche modo, gli calza a pennello, nel momento in cui segue, o viceversa gioca a sovvertire, le elementari regole che lo compongono e lo dominano. Le scene degli esercizi e delle gare, riprese con fermezza e creatività, ma senza il montaggio isterico alla MTV che va per la maggiore, regalano alcuni momenti di emozione; che la regista, dopo essere riuscita a far entrare il pubblico nello spirito angusto e titanico di questo sport, si concede anche alcune coreografie fantasmagoriche alla Busby Berkley. In qualche modo, seppur schematicamente, appunto, il film si evolve, i personaggi più odiosi diventano quasi simpatici e alla fine non stona nemmeno il messaggio anticompetitivo, considerando il target anagraficamente basso a cui il film mira. Belli i titoli di testa e di coda Belli i titoli di testa e di coda e ben scelta la colonna sonora.
Ve lo consiglio a chi piace la ginnastica artistica. Io da piccolina ci ho provato.
Una frase che mi è piaciuta tanto è stata: "Sono orgogliosa di te, e qualunque cosa farai io starò sempre dalla tua parte!". Quanto vorrei sentirmelo dire.